Alleanza Monarchica

Sacra Sindone, Chiesa, Casa Savoia, repubblica

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Riportiamo la lettera inviata via fax dall’Avv. Roberto Vittucci Righini al quotidiano La Stampa ed al giornalista Giacomo Galeazzi che in più articoli ha riportato il parere del Prof. Francesco Margiotta Broglio secondo il quale la Sacra Sindone sarebbe di proprietà dello Stato Italiano anziché del Pontefice.

Torino, 29 Maggio 2009

Spett. LA STAMPA
POSTA E RISPOSTA

Egr. Dr. Giacomo GALEAZZI
c/o LA STAMPA
a fax 011/65.68.924

Non mi pare esatto il parere dato dal Prof. Francesco Margiotta Broglio circa l’attuale proprietà della Sindone in capo allo Stato italiano, parere che ha indotto due senatore radicali a presentare un’interrogazione al ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi (articoli pubblicati su “La Stampa” del 26 e 28 maggio).
E’ pur vero che il terzo comma della XIII disposizione transitoria della Costituzione recita che i trasferimenti dei beni degli ex re di Casa Savoia che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli, ma va tenuto presente che la Costituzione è entrata in vigore l’1 gennaio 1948 per cui tale disposto non ha potuto valere per l’epoca precedente.
In effetti dopo una serie di giudizi con relative sentenze, la Magistratura italiana ha riconosciuto pieni i diritti delle quattro Principesse figlie di Re Vittorio Emanuele III, deceduto il 28 dicembre 1947 (tre giorni prima dell’entrata in vigore della Costituzione), a riceverne l’eredità che venne pertanto divisa con attribuzione di un solo quinto (la quota spettante a Re Umberto II) allo Stato italiano.

Ritengo che tra i beni presi in esame ai fini di tale assegnazione non sia rientrata la Santa Sindone che, però ed in ogni caso, non poteva considerarsi di proprietà esclusiva dell’ultimo Re d’Italia, bensì di proprietà in comunione sua e delle sue quattro sorelle o loro discendenti.
Re Umberto II aveva espresso il desiderio che la Santa Sindone venisse affidata al Pontefice ed il fatto che le sue due sorelle viventi nel 1983 (la Regina Giovanna di Bulgaria e la Principessa Maria) ed i discendenti delle due sorelle premorte (le Principesse Jolanda e Mafalda) abbiano aderito a tale suo desiderio, non significa che ne avessero riconosciuta la proprietà in capo al fratello.
In definitiva, quindi, al massimo un quinto e non certo l’intera proprietà della Santa Sindone potrebbe venir rivendicato dallo Stato italiano, sempre che - come ritengo - non si sia verificata usucapione negli oltre 26 anni ormai trascorsi da quando è entrata nella proprietà e nella piena disponibilità del Pontefice.

I migliori saluti.
Avv. Roberto Vittucci Righini